Permacultura

NON POSSIAMO DIRIGERE IL VENTO MA POSSIAMO ORIENTARE LE VELE

Per definire la Permacultura in poche righe ci vuole più di una praticante in formazione; sarebbe arrogante da parte mia tentare, e poco rispettoso verso chi ha scritto libri interi per spiegarla.

Quello che posso fare è provare a fornire un esempio. Mi trovo tra le mani un terreno di qualche ettaro. E’ in parte in pendenza, quindi ci sono rivoli e canali di erosione, altrove ristagni d’acqua, il terreno è argilloso, fessurato, ampie zone aride ed altre coperte da una vegetazione stenta.

Posso approcciarlo col metodo convenzionale, arare, piantumare da una parte, fare l’orto dall’altra, scavare piccoli canali di drenaggio per evitare i ristagni idrici eccetera. Questo richiederà cure convenzionale contro gli attacchi fungini, le parassitosi, le infezioni. Comporterà l’aggravamento dell’aridità estiva e la necessità di irrigazioni continue. Dovrò irrorare gli alberi da frutto, e se va bene lo farò solo col verderame, perché ho un animo ecologista, e non saprò di sterilizzare progressivamente il terreno riempiendolo di metalli pesanti tossici per il suolo e per noi. Inoltre avrò bisogno di concimarlo, e sempre se sono sensibile all’ambiente, lo farò solo col letame, trasportandone diversi carrelli ogni stagione.

Con la Permacultura, che fondamentalmente è una tecnica di progettazione in grado di rendere resilienti sistemi di produzione agricola, posso invece strutturare il mio terreno come un ecosistema, in grado, col tempo, di autofertilizzarsi e autoproteggersi dagli attacchi patogeni, dalle incursioni dei predatori e dagli accidenti atmosferici.

La Permacultura non sfrutta la natura, ma la asseconda, rendendo la produzione agricola un fenomeno umano ad impatto ambientale prossimo allo zero. Con la Permacultura siamo in grado di riprodurre nei nostri terreni le relazioni ecosistemiche che tengono in vita le foreste e le rendono rigogliose e prospere, benchè si tratti di colture intensive e nessuno le ferilizzi o le irrori di alcunchè.

Questa pratica è figlia di un’etica che le fa da motrice, senza la quale i sistemi di permanenza perderebbero non solo il loro senso ma anche la loro efficacia.

E’ infatti necessario affrontare con senso critico il sistema economico che motiva e sostiene l’agricoltura convenzionale, i cui metodi sono fortemente legati alle lobby che producono semi ogm, pesticidi e sostanze chimiche, tra i primi responsabili dei disastri ambientali e sanitari che stiamo conoscendo negli ultimi sessant’anni.

E’ necessario essere al fianco dei contadini virtuosi che abbandonano i veleni e si impegnano a produrre nella salvaguardia dell’ambiente.

E’ necessario lottare con loro e sostenere la Campagna Internazionale per Sovranità Alimentare.

E’ necessario sconfiggere la fame nel mondo non con la carità, ma con il diritto alla terra, alle sementi, agli strumenti di produzione e alla cultura.

E’ necessario pensare alla decrescita come una risorsa e non una privazione; all’economia della solidarietà con cui sostituire quella capitalista; alla pratica della condivisione come strumento di resilienza in questa lotta.

Non possiamo dirigere il vento; la Terra ce lo sta dimostrando drammaticamente. La Permacultura è il modo migliore che abbiamo per orientare le vele.

Articolo di Paola Moroni